La festa nella piazza dei senza casa

Catania. In piazza Duomo si brinda, ma continua anche la protesta dei senza casa

Strideranno gli striscioni dei senza tetto, che da un mese dormono su materassi nel pavimento della cattedrale di Catania, con le coreografie dello spettacolo di capodanno. 185mila euro dalle casse del Comune alla Studiofesti srl.

Da un lato la miseria che diventa protesta. Dall’altro una città in festa nella speranza che l’anno che verrà sia migliore di quello appena trascorso. Dentro la cattedrale bambini, madri e padri senza un soldo per pagare un affitto, costretti ad aspettare il pacco di spesa della Caritas. Abituati a rinunciare a ogni esame medico, a ogni necessario intervento, per la paura del loro costo proibitivo.

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Tra le navate che portano a Sant’Agata la rassegnazione di chi ha smesso di cercare un lavoro, di chi sa che in nero, per dodici ore al giorno, una settimana sì e una no, non si può andare avanti, nessuno ti dà in affitto un appartamento, o una cantina, o un garage da trasformare in casa.

In piazza non tutti stanno meglio, solo qualche sorriso in più. Tanti hanno scelto di passare la mezzanotte in strada, con la propria famiglia, perché ogni altro spettacolo sarebbe costato troppo. Ottanta euro a testa per un cenone e un brindisi lanciato dal piano bar. Cinquanta euro l’ingresso in discoteca. In piazza basta una bottiglia di spumante da qualche euro (anche se vietata perché di vetro) e qualche bicchiere di plastica, e la festa è servita. Tante luci, un fiume di gente, baci e abbracci anche con gli sconosciuti.

In piazza c’è anche chi si vuole godere la città prima di ripartire, a vacanze finite, per la Brianza, per Torino, per Amsterdam, per Londra. Centinaia di migliaia di donne e uomini che intasano l’aeroporto nei giorni di festa e che beffardamente, dalle mal interpretate statistiche sul traffico aereo, vengono considerati turisti.

Ci saranno tante ragazze e ragazzi in piazza, senza lavoro, coi vestiti da festa comprati dal cinese. Abituati a svegliarsi tardi, le vacanze per loro non esistono, sono giorni sempre frustranti, sempre uguali. Un colloquio in un call center, il negozio che cerca la cameriera, lo zio che ha bisogno per il trasloco, e poi Garanzia giovani, i cantieri di servizio, il concorso per la Circumetnea, il bando per bidelli, il concorso da vigile urbano, il modulo online dell’Ikea, gli stage a Mondoconvenienza. E poi di nuovo a casa di mamma e papà. A trent’anni. Nella testa il sogno di aprire un b&b, una birreria, un bar a Londra, un ristorantino alle Canarie, una gastronomia per la “fame chimica” sulle rive dei canali di Amsterdam.

Si guarderà il cielo, si ascolterà la musica, si baceranno e si abbracceranno i propri cari. La musica, molto forte, entrerà anche in Cattedrale. Anche lì si aprirà il pandoro donato dalla città solidale. Striderà la protesta con la festa ma nessuno di coloro che ne prenderà parte, lo farà per sgarbo verso chi da un mese dorme in cattedrale perché senza casa. La piazza sarà piena di preoccupazioni, di precarietà, di miseria, che verrà dimenticata giusto il tempo dello spettacolo e degli auguri.

I ricchi signori della città, colpevoli del disastro sociale, che continuano a saccheggiare le risorse pubbliche e le ricchezze collettive, non saranno in piazza. Brinderanno nelle ville su in collina e guarderanno la plebe dall’alto. Affacciati dai loro terrazzi, appena scoccherà la mezzanotte, guarderanno ammirati i fuochi d’artificio sparati dai tetti dei palazzoni popolari e si ripuliranno la coscienza: “quei poveretti che dicono di non avere nulla, spendono centinaia di euro in botti”. Con questa convinzione sarà più facile depredarli di ogni euro.

L’unico potente in piazza sarà il sindaco, pronto a ricevere l’applauso per l’organizzazione del circo anche in assenza di pane. L’ultimo capodanno da sindaco lo ha voluto sfarzoso e per questo ha deciso di spendere il doppio degli altri anni. Toccherà a lui parlare di chi dorme in cattedrale, dei poveri di Catania, dei suoi ragazzi disoccupati: il 70% di tutti i ragazzi. Speriamo che lo faccia, che se ne ricordi. A lui non è consentito ignorare la miseria, la sofferenza, la rabbia. Per il sindaco di una città che soffre, non c’è spazio per la festa.

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