Inchieste, silenzi e grida

“Un’infamia!” grida il sindaco: e querela l’autore dell’inchiesta.

Poi travolto dalle polemiche (e dall’ondata di solidarietà col cronista) ripiega su una lettera aperta “per difendere il buon nome del paese”

Ma che sta succedendo a Falcone, piccolo centro incastonato tra mare e colline in provincia di Messina?

L’attuale sindaco (al secondo mandato), l’avvocato Santino Cirella, lo definisce un paradiso di cui andare fieri. «Meravigliose spiagge di finissima sabbia dorata, impareggiabile mare di un verde cristallino, gente laboriosa che respira aria di libertà, di serenità e spensieratezza».

Sembrerebbe proprio un bel posto, e non solo per andarci in vacanza, ma anche per viverci e decidere di metter su famiglia. Ma gli avvenimenti delle ultime settimane gettano più di un’ombra sull’isola felice di Santino Cirella.

La storia, finora rimasta in sordina, era in realtà iniziata il 3 agosto dello scorso anno, quando i consiglieri di minoranza del gruppo Rinascita Falconese, avevano denunciato ‒ in un documento pubblico inviato anche al prefetto e al ministro degli Interni ‒ come da alcune indagini portate avanti dalla procura antimafia di Messina fosse emerso il sospetto di un condizionamento dell’esito delle ultime amministrative e di possibili intrecci tra mafia, imprenditoria e politica. Per questa loro denuncia sono stati querelati da sindaco, giunta e consiglieri di maggioranza e sono stati rinviati a giudizio il 26 novembre prossimo davanti al Tribunale di Patti.

Ad agosto su I Siciliani giovani esce l’inchiesta di Antonio Mazzeo Falcone colonia di mafia fra Tindari e Barcellona che nel ripercorrere il “romanzo criminale” di questo lembo di provincia babba riprende anche i fatti denunciati da Rinascita Falconese.

Apriti cielo! Prima la minaccia di una querela (un’altra?), decisa ‒ nel ristretto ambito della giunta ‒ dal sindaco e tre assessori, poi – dopo le polemiche – una lunga lettera del sindaco Cirella, per “rispondere” all’inchiesta “smentendone” i contenuti e accusando i suoi oppositori politici di voler «agguantare il potere per altre impraticabili vie».

Intanto il segretario comunale di Falcone, la dottoressa Francesca Micali, in una lettera al nostro giornale precisa che il suo compito istituzionale è solo quello «di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi del comune» i quali «esprimono collegialmente la loro volontà per la quale non è ammessa alcuna censura che non sia strettamente giuridica» e pertanto nell’espletamento di tale compito non ne «diventa complice». Qualcuno la legge come una presa di distanza.

Nessuna presa di posizione ufficiale finora invece da parte del gruppo di minoranza, anche se sono si parla di un’imminente remissione del mandato. I consiglieri Giuseppe Barresi, Monica La Macchia, Santo Mancuso, Carmelo Paratore e Filippo Paratore ‒ che avrebbero già in tasca la lettera di dimissioni ‒ e l’ex candidato sindaco Marco Filiti hanno chiesto di poter incontrare il prefetto Francesco Alecci, per sottoporre alla sua attenzione il problema politico-istituzionale di Falcone.

C’è realmente questo problema? Ha ragione l’eurodeputato Rita Borsellino quando definisce preoccupante la situazione di Falcone in cui «il rischio di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata è altissimo, come emerge da recenti indagini della magistratura»?

Nel 2009 è stato sciolto per condizionamento mafioso il vicino comune di Furnari, qualche anno prima (2005) era stato sciolto per lo stesso motivo quello di Terme Vigliatore, anche Barcellona Pozzo di Gotto è arrivata vicina al drastico provvedimento, nonostante le risultanze di ben due commissioni prefettizie d’inchiesta, ex sindaci e funzionari comunali del comprensorio sono attualmente inquisiti ‒ alcuni addirittura arrestati, processati e condannati ‒ per concorso esterno.

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