Inaugurazione della sede EURF a Catania: respingere gli immigrati, e anche la stampa

Quartiere di San Cristoforo blindato per il Ministro degli interni e il Commissario europeo per l’immigrazione

Avremmo voluto esercitare il diritto di cronaca assistendo all’inaugurazione della sede Task force regionale europea per la gestione dei migranti (EURTF) nel centro storico di Catania, in via Transito 74, cui ha partecipato, solennemente immaginiamo, il ministro Angelino Alfano.

Avremmo voluto perché pensiamo che i presidi di forze dell’ordine in un quartiere come il San Cristoforo non dovrebbero esserci solo quando viene un ministro a fare la sua passerella. Avremmo voluto ascoltare le parole del signor ministro e chiedergli di dissipare i nostri dubbi in merito alla sede. Ma non ci è stato concesso perché sprovvisti di accreditamento. Siamo certi che alcuni colleghi più fortunati, rigorosamente asserviti al padrone della stampa siciliana (Ciancio), siano riusciti a fare il loro dovere e soprattutto siano riusciti a porre domande per nulla scomode alla bella compagnia di personaggi di spicco, un po’ come capita in tutte le occasioni ufficiali che dovrebbero coinvolgere la città e che invece vedono protagoniste solo le elitè.

Sia chiaro che ci abbiamo provato lo stesso ad esserci, ma sulla lista dei privilegiati non c’eravamo. Eppure un qualche spiraglio poteva esserci. “Attenda qua fuori, adesso che sopraggiunge la responsabile vediamo se possiamo inserirla” avevano detto quei gentili poliziotti all’ingresso della sede. Insomma, magari sarebbe stato possibile chiudere un occhio di fronte a queste formalità avendo le referenze giuste. Ma non ce le avevamo. Tant’è che appena la responsabile è sopraggiunta e mi ha trovata armeggiare con la macchina fotografica, senza neanche salutare, ha chiesto documenti e tesserino, attorniata da tanti paladini della Digos. Cosa sarà passato nella sua mente quando ha letto I Siciliani Giovani nessuno potrà mai dirlo, ma una cosa è certa: un occhio con noi non l’ha chiuso, forse perché non avevamo abbastanza referenze?

“La invito a smettere di scattare fotografie e ad abbandonare la piazza immediatamente, visto che all’inaugurazione potranno assistere soltanto coloro che sono accreditati!” e se n’è andata così come era arrivata: senza salutare. Il fatto che l’Italia sia negli ultimi posti della classifica dei paesi dove vi è minore libertà di stampa per noi non è solo un dato, ma una realtà. I tempi del Ministero della Cultura Popolare non sono poi così lontani.

Le vie Transito, Naumachia e Castello Ursino e le piazze Federico di Svevia e Maravigna non potevano essere attraversate da nessuno. Furgoni della polizia ad ogni incrocio. E un elicottero sorvolava ripetutamente la zona. Tutto questo dispiegamento di forze non si era mai visto nel quartiere, eppure tante volte si è chiesto di presidiare l’area per proteggere gli abitanti dai clan mafiosi che li tengono sotto scacco. Ma è evidente che la vita dei bambini del San Cristoforo costretti a vivere tra spacciatori, scippatori e criminali di ogni genere vale molto meno dell’incolumità di un ministro. Ma non per noi.

Detto ciò all’evento hanno partecipato, oltre al ministro Alfano, anche il Commissario europeo per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos e il direttore dell’agenzia Frontex per il controllo delle frontiere esterne Fabrice Leggeri. La sede EURTF di via Transito viene spacciata come centro di gestione per gli immigrati. Se avessimo potuto partecipare avremmo fatto a questi signori soltanto una domanda: “Quali criteri adotterete per garantire un funzionamento trasparente di questo centro, affinché chiunque possa verificare che si tratti di un centro per la gestione degli immigrati piuttosto che per il loro respingimento?”. La risposta ci è stata data attraverso il respingimento nel poter fare domande.

La Rete antirazzista catanese, insieme ad altre associazioni, si era fatta sentire il 16 aprile con una manifestazione che, oltre a ricordare l’anniversario della strage di migranti avvenuta un anno fa nel Mediterraneo, pronunciava a chiare lettere il rifiuto di una zona militare in città con lo scopo di respingere i disperati che approdano sulla nostra terra in cerca di salvezza. Riportiamo di seguito il comunicato della Rete antirazzista per chiarire quello che succederà con l’inaugurazione di questa sede.

Ivana Sciacca

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PERCHE’ DICIAMO NO A FRONTEX, PERCHE’ DICIAMO SI’ AI DIRITTI UMANI

Il 26 giugno 2015 è stato firmato tra il Sindaco di Catania, Enzo Bianco, e il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, l’accordo per l’apertura a Catania, presso l’ex Monastero di Santa Chiara, del nuovo ufficio dell’Agenzia Frontex (operativo da marzo 2016) che si chiama EURTF e che sarà la sede di una task force regionale e che prevede l’invio in Sicilia di numerosi pattugliatori, elicotteri, aerei e forze di polizia. L’apertura di una sede di Frontex a Catania rappresenta una scelta gravissima che porterà ad un ulteriore incremento delle violazioni dei Diritti fondamentali dei migranti e ad un’ulteriore militarizzazione della Sicilia. Ma cos’è Frontex? E’ l’agenzia europea per la gestione della cooperazione alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea, è stata creata il 26 ottobre 2004 e ha, tra le i suoi compiti,  amministrare il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere esterne (Eurosur), addestrare e fornire strumenti militari e tecnici alle forze di polizia presenti alle frontiere, realizzare operazioni di controllo e  schedatura dei migranti (come “Mos Maiorum”) e organizzare deportazioni da porti e aeroporti europei.

FRONTEX SIGNIFICA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI 

Come dimostrato da numerosi report e inchieste, le azioni militari di Frontex violano i Diritti Umani tra cui il diritto a emigrare, il diritto a chiedere protezione internazionale (che è un diritto individuale e di ogni essere umano) il principio di “non respingimento” e il divieto di espulsioni collettive (tra le attività di Frontex vi è il coordinamento e la realizzazione di respingimenti collettivi come quelli recenti dalla Grecia alla Turchia e quelli dagli aeroporti europei. Questi Diritti sono sanciti universalmente dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Carta Europea dei Diritti Fondamentali, dalla Convenzione di Ginevra, dalla stessa Costituzione Italiana e da altre fonti normative europee ed internazionali.

FRONTEX SIGNIFICA SPESE INGENTI E INCONTROLLATE PER OPERAZIONI E MEZZI MILITARI 

Frontex svolge, in cooperazione con numerosi Paesi UE e non-UE, azioni di tipo militare incentrate sul controllo e sui respingimenti alle frontiere esterne dell’UE. Per l’Agenzia Frontex l’Unione Europea ha stanziato 642 milioni di euro in dieci anni. Il bilancio di Frontex nel 2015 è stato di 114 milioni e nel 2016 è di 254 milioni.  Amnesty International nel rapporto del 2014 “Il costo umano della Fortezza Europa” afferma che tra il 2007 e il 2013 l’UE ha speso quasi due miliardi di euro per controllare le sue frontiere esterne e appena 700 milioni per assistere i richiedenti asilo.

FRONTEX SIGNIFICA MANCANZA DI CONTROLLI E TRASPARENZA NELLE OPERAZIONI E NEGLI ACCORDI ATTUATI 

Come più volte rilevato e denunciato, l’agenzia Frontex agisce in una sorta di “zona grigia” in cui i controlli e le informazioni sono poche e spesso segrete. E’ estremamente difficile ottenere informazioni sulle attività dell’agenzia in particolare su cosa fanno veramente nelle operazioni, chi lavora e dove, quanti e quali mezzi militari e personale usano, dove e quando organizzano operazioni di respingimento ed espulsione. A ciò si aggiungono gli accordi con i “Paesi terzi” non UE (come Libia, Egitto, Turchia, Bielorussia, Nigeria, Mauritania, Gambia…) in molti dei quali avvengono ripetute violazioni dei Diritti Umani.

FRONTEX SIGNIFICA SEMPRE PIU’ MILITARIZZAZIONE E RESPINGIMENTI, SEMPRE MENO SALVATAGGI E AIUTI

Il mandato di Frontex non è salvare vite  umane – come viene spesso ripetuto – quanto proteggere i confini e respingere i migranti in fuga da guerre, persecuzioni e povertà. Lo stesso direttore di Frontex ha detto che “il mandato di Frontex non è condurre operazioni di salvataggio in mare”. Lo scopo è quindi sorvegliare, schedare, respingere e dissuadere i migranti che cercano di raggiungere l’Europa e farlo utilizzando procedure e mezzi militari (elicotteri, aerei leggeri, navi, radar mobili, video termici, sonde, detector, ecc.).

Invece di accogliere degnamente i migranti, Catania diventa così il luogo della negazione dei loro Diritti. Per questo non vogliamo Frontex e chiediamo invece una Sicilia libera da basi e mezzi militari, l’apertura di corridoi umanitari ed un Diritto d’asilo europeo per tutti i migranti che fuggono da morte e persecuzioni, un’accoglienza degna per chi arriva, la chiusura del CARA di Mineo e la fine del business sulla pelle dei migranti che – come ci mostra “Mafia Capitale” – favorisce solo mafiosi, politici e affaristi.

Rete Antirazzista Catanese

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