In attesa del miracolo, l’ordinaria illegalità

E Sant’Agata continua a sgranare gli occhi su Catania

“Guarda chi si sta affacciando, ma è del comune quel palazzo?” “E che manca a lui dove affacciarsi per vedere bene?” “Vabbè, ha trovato un posto” “E perché non si preoccupa di trovarlo ai nostri figli un posto !?!”

Due signore si guardano attorno per passare il tempo, alle 9:30 c’è già chi aspetta da più di un’ora l’uscita delle suore di clausura per il rituale canto ad Agata, e nel palazzo di fronte la chiesa di San Francesco Borgia alcuni possono farlo più comodamente dai balconi.
Al passaggio del primo cordone c’è la prima spinta, tra le urla dei devoti che invitano a far spazio e le grida degli spettatori che vengono schiacciati l’uno sull’altro, come ogni anno, come è normale per questa festa, tanto che tra le prime file c’è un bimbo di nemmeno due anni che piange sulle spalle della madre.
Si ferma il cordone, il fercolo a pochi metri dalla chiesa riceve saluti festosi e i cittadini col sacco, stanchi della salita di via San Giuliano ne approfittano per riposarsi, qualcuno anche se non dovrebbe fuma, e nell’attesa si chiacchiera. “Guarda, il Sindaco Bianco al balcone. Perché non casca? Ora lo tiriamo giù noi.” “Lascia perdere, che se ci finisce di sopra ci facciamo pure male.” “Ahh, quanto lo vogliamo bene il nostro sindaco.”


Brusio, escono le Benedettine, il parroco fa il suo discorso, ed inizia il canto. Dura pochi minuti, forse le suore non sopporterebbero di stare troppo tempo all’aria di questa città inquinata, ma sembrano soddisfatte e sorridenti, e rientrano in convento senza protestare.
La processione riparte e la folla che era rimasta ammassata si sposta ora correndo verso la cattedrale per vedere il rientro della santa. Piazza Duomo è già piena, i più giovani si arrampicano dove possono, aggrappati alla ringhiera della chiesa, abbracciati alle statue dei santi. Stavolta non ci sono i metal detector, forse perché non ci sono nemmeno le autorità, le forze dell’ordine sono le solite per il controllo dell’ordine pubblico. Rientra il busto d’argento, “Evviva Sant’Agata”, qualcuno piange.
Eppure prima della salita di San Giuliano c’erano ancora molti carabinieri a seguire il servizio d’ordine e si saranno fermati anche loro in via Crociferi, considerato un punto sensibile, anche se non conteneva tutte le persone di piazza Duomo.


Da giorno tre fino la mattina del quattro si sono viste le forze dell’ordine, attente a eventuali
attacchi terroristici. Non molti invece dietro agli enormi ceri votivi, che spargono la cera per le strade della città e che sicuramente dopo la festa crea maggior disagio. In passato non sono mancati casi di incidenti con feriti gravi e mortali.


A tal proposito, da qualche anno, sono state create le “isole della legalità” ma a frequentarle sono solo giovani famiglie con bimbi piccoli, mentre gli ambulanti continuano a girare coi loro carrelli e la legalità passa veloce davanti ai loro banchetti.

Alessandro Romeo

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