Il vertice degli sciamannati e la voce del popolo

A Giardini Naxos manifestazione pacifica contro Trump e compari

foto di Daniela Calcaterra

“Ma siamo in guerra? C’è bisogno di fare così?” la signora Anna a Giardini Naxos ci abita, e da una settimana non ne può più “Per andare a comprare il pane ho dovuto prendere ogni giorno la macchina e andare in un’altra zona! Meno male che oggi è l’ultimo giorno! Che poi tutta questa polizia non capisco perché! È una manifestazione soltanto, non capisco cosa c’è di aver paura!”. E invece Giardini si fa trovare come un paese terrorizzato. Tutti i negozi sono chiusi, molti commercianti hanno coperto porte e finestre con del compensato. Altri con del cartone, i più “appanicati” con del ferro. E poi chiuse le porte, sono saliti agli ultimi piani delle loro abitazioni, per assistere allo spettacolo dei No global, o dei Black block. “Ma è vero che distruggeranno tutto?” chiede una signora anziana e decide di farsi dare ospitalità dai vicini dell’ultimo piano.

C’è tutto blindato: l’autostrada, i vicoli, il mare, il cielo. Il sindaco ha emesso un’ordinanza: le attività commerciali devono rimanere chiuse, pena multe salatissime. A fine corteo, al bancone di un bar la gente si lamenta: “Io partecipavo a tutte le manifestazioni quando ero giovane…” dice con orgoglio il barista che ha appena riaperto le porte del suo bar. “A uno oggi gli hanno fatto 6 mila euro di multa perché ha aperto…” chiacchierano gli avventori. Esausti di tutti questi limiti imposti con la forza.

In compenso arrivano da ogni parte della Sicilia e d’Italia per manifestare contro Trump e compari: Igor è di Vittoria, ha trent’anni, e vive in Germania perché “qua non c’è lavoro e non si può vivere”; Giovanna invece è di Torino ma vive in Sardegna. Per l’occasione ha preso un b&b a Mascali, ed è scesa a Giardini a piedi “Potevo portare qualsiasi cosa, visto che non hanno potuto controllarmi. Ma che senso avrebbe avuto? Nessuno! Non ha senso manifestare utilizzando la stessa prepotenza di cui ci lamentiamo!”. Arrivano anche da Modica, Niscemi, Palermo, Ragusa, Napoli, Calabria, Val di Susa, Taranto, Catania, Messina. Ovunque tuonano accenti diversi che dicono le stesse cose in un’unica voce.

“Avevate paura che fossimo venuti per spaccare vetri e fare danni! Avete diffuso il terrore” si rivolge ai potenti Eleonora. È sul camion che apre il corteo, e al microfono lascia andare tutta la sua rabbia che si trasforma in speranza “Noi abbiamo un progetto politico che portiamo avanti ogni giorno: per chi non può andare a scuola, per chi non ha un lavoro, per chi è senza casa! E voi, voi quattro sciamannati pensavate di poterci fermare? Come se fossimo dei criminali? I veri criminali siete voi! Iativinni!!!”.

Il corteo inizia e prosegue tra musica, balli, bandiere della pace e allegria. È una festa. Mentre Trump e gli altri capi di stato non riescono a mettersi d’accordo su niente e trasformano il G7 in “una riunione di condominio senza il numero legale per prendere decisioni”, il popolo fa sentire la sua voce.

Quando tutto sta per finire, una trentina di sciamannati prova a varcare il muro di poliziotti che segna la fine del corteo. I poliziotti lanciano lacrimogeni e fanno la prima carica. Momento di panico, che dura solo pochi attimi. Alcuni si fanno male, altri si strappano i vestiti, altri ancora vomitano o lacrimano. Tutti scappano verso la fine del corteo o si riversano sulla spiaggia, per cercare riparo. Un pacifista prova a mettersi in mezzo per evitare ulteriori violenze. Un “compagno” gli dà un calcio in faccia.

foto di Francesco Nicosia

“È la dialettica delle manifestazioni…” prova a sdrammatizzare qualcuno, con un sorriso amaro. Il corteo rimane compatto e non si fa travolgere da questa minoranza di sciamannati che cerca di guastare la festa. “A noi la violenza non interessa…” dice Luca, e con i suoi amici si avvia alla fermata degli autobus tra musica, abbracci e balli.

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