IL GIORNO DOPO E GLI ALTRI GIORNI DELLA MEMORIA

Ieri ad Auschwitz c’erano trentotto capi di governo che ricordavano l’Olocausto degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, tra di loro il facente funzione della Repubblica Italiana, Presidente del Senato Piero Grasso che ha dichiarato: “dalla tragedia di Auschwitz inizia l’unità dell’Europa, inizia la pace in Europa che prosegue da settant’anni”.

Peccato che Grasso ha dimenticato che negli anni Novanta si è svolta in ex Jugoslavia una guerra civile che portò al genocidio delle minoranze etniche e dove la nostra aeronautica partecipò ai bombardamenti. E che proprio in questi giorni, un’altra guerra nel cuore dell’Europa, si sta consumando tra filorussi e ucraini che potrebbe destabilizzare gli equilibri geopolitici mondiali.

Peccato che ha dimenticato che la fortezza Europa ha conservato la propria pace esportando le guerre in Afghanistan in Iraq e in Libia.

Peccato che ha dimenticato che i mercanti di morte occidentali forniscono armamenti all’esercito nazifascista dell’ISIS.

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Come sempre, per onestà intelletuale a noi tocca fare memoria e scegliamo di farlo il giorno dopo e tutti gli altri giorni, perché se è vero che la memoria serve, affinchè non accadano più tali tragedie, bisogna raccontarle.

La Shoah è uno dei tanti genocidi della storia dell’umanità, il più terribile, che vogliamo ricordare insieme ad altri genocidi del Novecento: gli armeni trucidati dai turchi, i cinesi di Manciuria decimati dall’esercito giapponese, i semilioni di ebrei, Rom, Sinti, antifasciti, omosessuali e disabili sterminati nei campi di concentramento nazisti. 

Ma potremmo continuare con lo sterminio dei cambogiani da parte dei Khmer rossi, il genocidio politico perpetrato dalle dittature cilene e argentine. E non dimentichiamo che gli “italiani brava gente” sotto il fascismo, in gran parte tacquero quando furono emanate le leggi razziali del 1939, così come non possiamo dimenticare il campo di raccolta per gli ebrei e gli antifascisti di Fossoli e i forni crematoi della risiera di San Sabba. E in ultimo vogliamo ricordare che quando le truppe alleate entrarono nei campi di concentramento vollero documentare ciò che videro affidando al regista Hitchcock il compito di montare queste immagini in un lungo metraggio, ma gli stessi vincitori lo bloccarono per un opportunismo bieco. Solo in questi anni abbiamo potuto vedere questo film documentario che conferma l’ipocrisia Occidentale. Eppure questa memoria oggi non ci ha insegnato niente, perché mentre scriviamo, altri possibili genocidi sono in atto: in Nigeria il gruppo islamista di Boko Haram, vicino all’ISIS sta sterminando la propria popolazione, così come i nazifascisti dell’ISIS sterminano tutti gli uomini e le donne che non si assoggettano a loro.

Ma la memoria non può essere soltanto un elenco di tragedie immani, la memoria deve servire ad una speranza concreta e ci piace guardare verso il popolo Kurdo che si è sempre difeso e resistito per fermare il tentativo di genocidio del proprio popolo e che oggi nella città simbolo di Kobane liberata ha riconquistato la propria dignità e ha dimostrato al mondo che si può arginare la violenza delle “bandiere nere” non solo con le armi ma con l’unità. Ma un pensiero particolare lo vogliamo dedicare alle donne combattenti Kurde che insieme agli uomini confermano il diritto di difendere la propria terra.

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