I nostri passi

Nel Giardino di Scidà niente gramigna

Anche ieri, domenica, come se niente fosse, abbiamo puntato la sveglia presto. Per aprire il Giardino di Scidà alla città di Catania per la prima volta. Donne che dopo aver passato il sabato a impastare torte, mescolare budini e farcire dolci, erano lì – anche loro come se niente fosse – per rendere il giardino una casa. Due tavoli, una tovaglia, e il gioco è fatto. La stessa ostinazione delle tavole imbandite delle nostre nonne, con tutto quello che ognuno ha continuato a portare sino a ora di pranzo.

Cominciano ad arrivare gli amici ancora prima delle dieci, ora fissata per la colazione. Nel covo seminterrato senza citofono di Nitto Santapaola, oggi ci sono i nostri passi. “È qui che siamo arrivati” e siamo radiosi. Maurizio porta due sedie e un tavolino da giardino bellissimi, Fabrizio con la moglie e i bambini al seguito arrivano con ceste di frutti tropicali, attrezzi da giardino e insieme piantano un albero di gelsomino.

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Foto M. Libertini

Arrivano da ovunque, una faccia dopo l’altra. Gli amici dell’Antico Corso che danno un’occhiata all’impianto elettrico, Giuseppe che è un bravissimo falegname, e poi agronomi, ingegneri, ma anche i vicini di casa. C’è anche San Berillo: nel sorriso di Andrea e dei suoi bambini. Pietro, da Scordia, ci ha portato il suo libro. Due ragazze giovanissime si avvicinano per parlare del posto:

“Io ho abitato in questa via per molti anni. Quando ho sentito di questo giardino, ho deciso subito di venirlo a vedere. Pensa che noi giocavamo qui per strada negli anni Novanta, con gente del genere a due passi da casa…”.

“Non si deve abbassare mai la guardia. Dobbiamo continuare a investire sui bambini, da subito, sempre, finché sono piccoli” interviene una professoressa.

“Io ho trentasei anni, faccio laboratori di cucina per bambini. Quando eravamo piccoli noi, si parlava di mafia perché era più alla luce del sole, ma oggi molti ragazzi non sanno nulla della nostra storia…” dice Dafne “Posti come questo sono importanti”.

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Foto A. Romeo

Luca, Gabriele, Alessio, Marcella, Paolo, Salvo, Clara, siamo tantissimi. Qualcuno manca, ma questo sarà un bel posto in cui potersi ritrovare. Perché in questo Giardino continueremo a mettere insieme i pezzi della città. E i semi della nostra storia germoglieranno.

 

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