Giungla contratti, caos al centro commerciale

“Centinaia di posti di lavoro!”. Nuovo centro commerciale, grandi speranze. Ma poi arriva la realtà…

“La Fortezza”, il primo centro commerciale di Modica, era visto come una concreta speranza grazie alla promessa di centinaia di nuovi posti di lavoro che, in un periodo come quello attuale, avrebbero portato una ventata di futuro nelle case di giovani e meno giovani del comprensorio. Peccato che tutto, nel giro di appena qualche settimana dall’inaugurazione in pompa magna, sia praticamente svanito.

Dopo l’avvio delle indagini relative alla compravendita dei terreni su cui sorge la struttura, sul complesso commerciale si è abbattuta la scure di una “contrattopoli”. Un misto di precariato, sfruttamento e illegalità che sfocia in contratti inverosimili e condizioni alquanto dure per i lavoratori delle decine di negozi presenti all’interno de “La Fortezza”. Tempo di straordinari per il personale dell’ispettorato del lavoro di Ragusa che, a tre mesi circa dall’apertura del centro, si è ritrovato ad avere a che fare con un faldone di vertenze ad esso relative, otto quelle portate avanti dalla sola Cgil di Modica.

Una commessa ventenne racconta: “Ho cominciato a lavorare a La Fortezza in un negozio di abbigliamento, nutrendo grandi aspettative. Un posto di lavoro, in questi tempi di crisi, è una vera fortuna. Ed io ero contenta. Ma la mia è stata un’illusione che è svanita presto: sono entrata come commessa al centro commerciale per tre gioni, e poi sono stata subito sostituita. Neanche il tempo di riuscire a dimostrare quanto valgo, e quanto posso fare bene. E’ schifoso”.

Come lei molte altre ragazze, “assunte” giusto per due o tre giorni e poi sostituite senza il pagamento di alcuna retribuzione.

Anche Golden Point ha aperto un nuovo punto vendita all’interno de “La Fortezza”. La catena di negozi, specializzata in intimo, ha proposto un vero e proprio specchietto per le allodole: un compenso di mille euro al mese. Peccato che non si tratti di un qualsiasi stipendio, l’inganno – legale – si chiama “associazione in partecipazione”.

L’associante garantisce all’associato, in molti casi una giovane commessa, la partecipazione agli utili dell’impresa dietro un apporto lavorativo dell’associato stesso. Golden Point versa ogni mese al lavoratore mille euro a titolo di acconto, a questa somma sono da sottrarre i contributi previdenziali (versati separatamente).

Ma non finisce qui: l’associato ha il dovere di partecipare alle perdite. Il negozio va male? Il fatturato è minore del previsto? La semplice commessa, in sede di conguaglio, rischia di dover versare del denaro dalle proprie tasche per “ripianare” i conti del punto vendita. Molte le criticità anche per quanto riguarda le ore lavorative, il giorno libero, ferie, permessi, malattie, gravidanza e licenziamento. Già, perchè si rischia di pagare una salata penale qualora si decida di lasciare il lavoro.

E proprio sull’associazione in partecipazione si è pronunciata, il 21 Febbraio, la corte di Cassazione che ha condannato una società che si avvaleva del contratto in questione al pagamento dei contributi Inps non versati ai propri dipendenti in quanto la prestazione lavorativa da loro svolta era assolutamente standard e non consona al tipo di forma contrattuale.

Il caos de “La Fortezza” non finisce qui: diffusissima anche la pratica delle dimissioni firmate in anticipo (causa, tra l’altro, anche della perdita del diritto all’indennità di disoccupazione). E alla luce di tutto ciò appare quasi inconsistente la presenza di contratti part time non rispettati che, secondo i dettami dei datori dei lavoro, costringono il lavoratore ad un monte ore tipico di un tempo pieno.

Piero Pisana, segretario della Camera del Lavoro di Modica, è lapidario: “Tra questi lavoratori c’è paura. Rivolgersi a noi non è un rischio”.

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