Fra botte e lividi la notte della verità

“Oggi è il giorno dei lividi. Oggi è il giorno della vera lotta”.

Sono le parole a caldo di Elvira, attivista del No Muos Niscemi, dopo la notte dell’11 gennaio. Cinquanta giorni di presidio permanente per bloccare la gru che dovrebbe montare le parabole del terminale terrestre Muos, già in fase di completamento. Cinquanta, più o meno, come i ragazzi che quella notte si trovavano di fronte alla base per bloccare l’avanzata di sei camion Comina e di due gru partite da Belpasso.

“La strategia adottata dalle forze dell’ordine per fare entrare quei convogli dentro la base si può paragonare tranquillamente ad una strategia militare. Erano circa quattrocento uomini fra carabinieri e polizia. Hanno bloccato tutte le vie di accesso al paese, impedendo così che altri attivisti No Muos dei paesi vicini potessero raggiungere la base. Ci siamo accorti che, per quanto cercassimo di contattare telefonicamente amici e parenti a Niscemi, era praticamente impossibile farlo. Per tutta la notte i cellulari non hanno funzionato, non c’era campo. È stato impossibile contattare chiunque. Questo, pensiamo, indubbiamente faceva parte della loro strategia”.

Una notte di resistenza che è sfociata in scontri con le forze dell’ordine. “Calci, pugni, qualche manganellata. C’eravamo sdraiati per terra in segno di protesta passiva ma pacifica. Io sono stata sollevata da quattro uomini che mi hanno presa per le gambe e per le braccia e mi hanno di peso allontanata dalla base, fino all’ordine del commissario di poggiarmi a terra. Ho temuto il peggio in quel momento”.

Le forze dell’ordine, dal canto loro, parlano di “azioni di alleggerimento” e smentiscono qualsiasi azione violenta. Elvira ha un livido alla schiena, così come molti altri; e il ginocchio e il polso gonfi.

“O con le buone o con le cattive, noi stanotte dobbiamo entrare” queste sono le parole riportate dalle testimonianze dei ragazzi. Senza se e senza ma l’operazione doveva giungere al termine, così com’è stato. Evidentemente urge per gli americani ultimare i lavori che dovevano, secondo le previsioni iniziali del progetto, il Muos già in funzione oggi.

L’alba non è stata delle migliori. Rammarico, sfiducia, delusione. Non si parla d’altro, dal barbiere, nella bottega, nelle piazze, per le strade. I ragazzi del liceo “Leonardo da Vinci” indicono un’assemblea straordinaria dove invitano alcune dei ragazzi coinvolti negli scontri. Ascoltano in silenzio, con i loro professori.

“Il ricordo di quella notte non passerà tanto in fretta” commenta Fabio. Poi sta in silenzio per molto tempo, senza dire altro. “Non tocca a noi parlare, adesso, aspettiamo la risposta dai nostri politici che hanno permesso tutto questo”.

Il presidente Crocetta e l’assessore Lo Bello si sono spesi per l’emanazione di un provvedimento per la sospensione dei lavori e la messa in mora dell’esercizio dell’impianto. Quindi un provvedimento che non revoca, ma sospende, cosa ben diversa che non sfugge ai comitati. Il presidente si mostra cauto, vorrebbe aspettare valutazioni sull’impatto sulla salute più sicure, come dall’Istituto superiore di sanità e dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.

Non si percepisce lo stesso atteggiamento dalla ministra Cancellieri che invece si affretta a definire “d’importanza strategica militare” la struttura, sia per gli Usa che per le forze Nato e italiane. Anche se questo non risulta dai documenti ufficiali che ne attribuiscono invece l’uso esclusivo ai militari americani. Un’altra bella batosta per la Regione, che si vedrebbe così esautorata da ogni potere sulla zona. Fraa l’altro parliamo di una Regione a Statuto speciale, che potrebbe gestire in maniera diversa la situazione.

Aspettando una risposta più decisa e convinta da parte della “politica”, che forse ha la mente occupata o preoccupata per le prossime elezioni, il movimento sembra oggi più convinto che mai. Il 19 di questo mese è indetta una giornata dedicata alla sensibilizzazione al problema in tutte le maggiori città siciliane e non solo; il 30 marzo la seconda manifestazione nazionale No Muos. E intanto tutta Italia si cerca di coordinarsi e di crescere. La notte del 15 un alluvione improvviso ha distrutto la struttura del presidio. Ma tutti restano lo stesso là, fermi, a presidiare.

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