CATANIA/ IL CASO GALILEI

“Sorvegliare e punire” o educare?

Lettera da un liceo al Procuratore della Repubblica

Bavaglio
< LICEO SC.StT. “GALILEO GALILEI” CT
Prot- 0015878 – 19/12/2017

A: Prefetto di Catania
Dirigente dell’ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia
Dirigente dell’ufficio VII Ambito territoriale per la Provincia di Catania
Dirigente DIGOS di Catania
Questore di Catania
Procura della Repubblica di Catania
Oggetto: Comunicazione occupazione studentesca del locali scolastici
Si comunica che in data odierna gli studenti di questa Istituzione scolastica hanno messo in atto l’azione di occupazione dei locali scolastici nonostante siano stati con chiarezza informati sulla gravità dell’azione messa in atto la quale, al verificarsi delle condizioni previste e descritte dal codice penale rispettivamente agli artt. 331 e 633, avrebbe integrato gli estremi di almeno due reati: interruzione di pubblico servizio ed occupazione di edificio pubblico.
Si è precisato, inoltre, che in questa prospettiva si inseriva anche la responsabilità dei genitori, esercenti la patria potestà, per i comportamenti messi in atto dagli alunni minorenni.
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
(Prof.ssa Gabriella Chisari) >
* * *

In sostanza, la Scuola – o meglio, i suoi dirigenti, che oggigiorno sono ufficialmente dei manager e non dei professori – reagisce a una banale (e del tutto pacifica) iniziativa dei suoi ragazzi delegando il problema a polizia, carabinieri, fanteria e carri armati.
Il Procuratore della Repubblica con tutti i suoi sostituti dovrebbe, secondo loro, togliere tempo a faccende secondarie come le inchieste di mafia per dedicarsi invece ai gravissimi reati (disobbedienza! indisciplina! occupazione!) perpetrati da diciassettenni e sedicenni.
“Sorvegliare e punire” o educare? Educatori o secondini? Responsabilità di docenti o delega alle istituzioni “d’ordine” dello Stato? Ai posteri l’ardua sentenza. Come antimafiosi, osserviamo semplicemente che al liceo Galilei sono state inibite in passato attività di formazione antimafia (murales su Peppino Impastato), in una città in cui la mafia è un problema forse un po’ più drammatico delle agitazioni scolastiche degli adolescenti.

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