Caste o istituzioni?

La nostra antica diffidenza verso le istituzioni si somma a un’etica politica sempre più degradata. Gli episodi di malcostume si moltiplicano ogni giorno. E così rischiamo di smarrire il concetto stesso di rappresentanza

Un reperto d’archivio del 15 settembre 1947 riferisce che “terminata la seduta pubblica, l’Assemblea Costituente si è riunita in Comitato segreto. Discussione per decidere l’indennità parlamentare e quella di presenza. E’ stata fissata in lire 45.000 per ogni onorevole e in lire 1.500 di indennità di presenza per ogni giorno di seduta per i residente in Roma e lire 3.000 per i residenti fuori Roma”. La nota fa poi riferimento alla paga operaia del tempo (20.000 lire) e impiegatizia media (30.000 lire) e ricorda che “La Do­menica del Corriere costa 12 lire e un kg. di zucchero 300 lire, di carne 2.000”.

L’Italia del dopoguerra

La guerra è da poco finita, l’Italia è un paese distrutto dalla miseria e dai bom­bardamenti, l’antifascismo e la lotta di li­berazione hanno dato fondamento alla Repubblica. Sono ricominciati i contrasti politici tra i partiti e quell’isola miracolo­sa di confronto costruttivo che è la Costi­tuente ha iniziato i lavori. Sono tempi lontani che la maggior parte del paese studia a scuola (sperando che tutte le scuole facciano storia “contemporanea” senza fermarsi alla prima guerra mondia­le) e che si fa fatica a ripensare. Anche se leggiamo la cronaca che il presidente Scalfaro ha lasciato del suo viaggio per raggiungere Montecitorio, la lunghezza del percorso, la qualità del treno in seconda classe, lo spaesamento nel “Palazzo”, non riusciamo a realizzare la distanza che ci divide. Sarebbe invece facile domandarsi se quella riunione “riservata” ha aperto la via di privilegi oggi condannati dal paese. 

Di chi sono le istituzioni

Credo importante fare il punto di una situazione che sta producendo danno al popolo sovrano spesso orientato – temo non a caso – a demolire le istituzioni rap­presentative, che sono “sue”. Forse noi italiani abbiamo una storia così recente da non averci consentito di avere tutti un “senso dello Stato” positivo. Sembra sempre che abbiamo a che fare con le istituzioni – dal Parlamento alla scuola – come se fossero le guardie regie. Perso­nalmente sono preoccupata perché, l’accanimento con cui vengono censurati i “privilegi” di una sola delle “caste” che abitano l’Italia, potrebbe facilitare il passaggio delle cariche pubbliche nelle mani dei più abbienti.

Di chi sono le istituzioni

Vivendo in una città in cui si sono già sperimentate alcune “primarie”, ho visto dei bravi giovani, desiderosi di misurarsi con una politica circoscrizionale nuova, far conoscere la loro volontà di esserci e le loro proposte con un paio di aperitivi e una cena per gli amici del quartiere.

Poca cosa, ma se dovesse farsi un’immagine un giovane precario in lista per le elezioni politiche e non fosse un premio Nobel conosciuto da tutti, ma do­vesse confrontarsi con campagne eletto­rali costose (la presidente-della Regione-Lazio-che-preferisco-non-nominare ha detto di aver speso 6 milioni), temo che verrebbe escluso. O si escluderebbe, per­ché (ho detto un precario) anche se riu­scisse, non avrebbe sicurezza (se si tor­nerà al proporzionale, non è detto che la legislatura durerebbe 5 anni).

Allora, i Costituenti decisero per se stessi (poi uscirà l’art.69 della Costituzio­ne) di avere un’indennità (che non signi­fica stipendio) e il Parlamento – con la legge 1261 del 1965 – stabilì che non su­perasse il trattamento del penultimo li­vello della Magistratura.

Ancor oggi la base teorica è rimasta di 5.246,54 euro, che più o meno rispetta la proporzione con la cifra decisa dai Costi­tuenti, ma che non corrisponde al tratta­mento di un Presidente di Cassazione (circa 294.000 annui); per questo i cam­biamenti sono andati in deregulation e oggi diventa dif­ficile distinguere fra dia­rie e rimborsi le­gittimi o privilegi da ca­sta (che ovvia­mente andrebbero elimina­ti).

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