Beni confiscati in Calabria

Reggio, prima città con regolamento. A Polistena il Centro polifunzionale Don Pino Puglisi

La Calabria detiene una posizione importante nel panorama nazionale dei beni confiscati: questa regione, infatti, si trova sul podio della classifica nazionale in materia di beni immobili e mobili confiscati alla criminalità organizzata, con il 15%  degli stessi beni presenti sul territorio nazionale, collocandosi subito dopo alle regioni Sicilia e Campania e precedendo Puglia, Lazio, Toscana e Lombardia.

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Di pari passo alla confisca di beni mobili e immobili, vi è stato  un contestuale operato dell’amministrazione regionale volto al riutilizzo per fini sociali o istituzionali, ponendoli a disposizione di un pubblico di utenza variegato.

Il primo cittadino del Comune di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha collaborato con l’Agenzia dei Beni Confiscati e le associazioni di settore, avviando un tavolo di discussione con gli studenti di Architettura per scegliere la migliore destinazione possibile per questi beni. Si è assicurato la consegna di oltre ottantacinque beni presso il Comune di Reggio fino allo scorso 2016. Cercando di raggiungere obiettivi quali l’assegnazione (facendo regolare richiesta) alle varie associazioni territoriali, oppure predisponendo un uso abitativo per coloro che versano in condizioni di nullatenenza. L’idea è stata poi estesa a tutti i Comuni che fanno capo a Reggio Calabria adottando un regolamento unico per i beni comuni confiscati. Reggio è stata la prima città italiana ad adottare un regolamento comunale per i beni confiscati ai mafiosi.

Gli archivi di Libera testimoniano la politica del Comune di Polistena (RC). Nel maggio del 2009 venne sequestrato un maxi fabbricato alla ‘ndrangheta, in cui vi era anche un bar; tale struttura fu assegnata poi dall’Agenzia del Demanio alla Parrocchia del Duomo cittadino per essere adibita a “struttura polivalente a beneficio degli abitanti del quartiere, con particolare riguardo alla fascia minorile e giovanile”. La stessa parrocchia, guidata da padre Demasi, cercò di realizzare in questo modo un centro di aggregazione giovanile. I giovani, destinatari del centro, per terminare al più presto i lavori coinvolsero la RAI, tramite l’equipaggio del programma televisivo “I sogni son desideri”. Furono loro infatti a scrivere alla redazione una lettera esprimendo  il loro sogno “trasformare quel bar in un centro sociale”.
La sera del 23 maggio 2009 tanti giovani di Polistena hanno inaugurato con una festa il nuovo centro di aggregazione giovanile. Il centro è stato rinominato recentemente Centro polifunzionale Padre Pino Puglisi e rappresenta un punto di riferimento per tutta la comunità di Polistena. “Mantenendo un centro di aggregazione minorile – spiega padre Demasi – abbiamo allargato gli orizzonti del progetto iniziale introducendo un laboratorio clinico per conto di Emergency e un ostello sociale per i giovani che lavorano nei campi per l’associazione Libera”.
A gennaio dell’anno scorso il Comune ha deciso di destinare ai senzatetto una struttura di  quattro piani, confiscata alla cosca ‘ndranghetista degli Audino. L’area, adesso adibita a struttura di accoglienza, è stata dotata di luce ed acqua corrente dal Comune, cui è seguito l’intervento della Protezione civile che ha dotato i quattro piani di numerose brandine; infine, grazie alla collaborazione dei cittadini, sono state distribuite anche coperte e indumenti.

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