Quale antimafia?

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“Contro l’antimafia”, non può che piacere ai mafiosi, ai quali alcune forme d’antimafia hanno dato fastidio, hanno arrecato danni d’immagine, hanno fatto cambiare modi di pensare che sembravano immutabili, hanno rovinato alleanze politiche e gestione dell’economia, mai messe in discussione in passato. Certamente piacerà a tutta l’altra massa di siciliani spettatori, che, in fondo all’anima sperano che tutto si sistemi e che torni come prima, quando la mafia era onnipotente.

 

Rimozioni di Peppino

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Peppino continua a creare problemi ad alcune persone e a causare gesti di rigetto indegni di una società civile. Dietro c’è la rabbia dei mafiosi nel constatare che egli è diventato un simbolo, uno dei più alti, nella lotta contro la mafia, ma c’è anche la preoccupazione dei “benpensanti”, che il suo esempio possa essere di stimolo a momenti di ribellione, sia all’interno della famiglia che del tessuto sociale, o che possa portare, nel caso più estremo e preoccupante, alla scelta politica del comunismo e alla formazione di coscienze rivoluzionarie per metterlo in pratica.

La gioia di Peppino

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Di questo 9 maggio a Cinisi, non ci porteremo le divisioni e le incomprensioni. Di questo giorno vogliamo riportare solo la gioia di tutti quei bambini e ragazzi. E la stima e il profondo affetto per un amico che continua a mancarci per com’era.

Non più Casa Badalamenti, ma Casa Nove Maggio

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Il problema non è di ricordarsi di un mafioso per odiarlo, ma di rendere noto che in quel posto  ha vinto lo stato, che il sito è stato confiscato e affidato ai compagni di Peppino e a suo fratello nel 2011, che al piano di sopra, se il sindaco si decide, avrà posto la biblioteca comunale e che quello che era il centro della violenza è diventato e diventerà ancora il centro della cultura e della legalità. E infine che, per più di dieci anni, tutta la casa è stata la sede del Forum Sociale Antimafia e il centro propulsivo delle iniziative condotte nel nome di Peppino. Per tutto il resto la memoria da portare avanti e da rispettare è quella di Peppino Impastato e la casa da visitare con attenzione è la sua.

La lunga attesa di Felicia

Felicia non sapeva fare l’ipocrita e non aveva nessuna voglia di perdonare. A chi glielo chiedeva, rispondeva in maniera netta: “Vorrei capire perché dovrei perdonare un mafioso che ha ucciso mio figlio, soprattutto se non ha mai chiesto perdono. Il Signore deve perdonarlo, se ci riesce, perché viene difficile pure a lui e li manderà tutti all’inferno”.

Mafie nel Vastese

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L’isola felice che esiste solo nelle menti complici

Un mese fa abbiamo sentito e letto di tutto. Abbiamo visto chi non ha mancato l’occasione per la sua campagna elettorale perenne. E anche chi, improvvisamente, si è svegliato dal “Paese delle meraviglie” ed è uscito dal bosco di Biancaneve. “No, ma veramente, la mafia qui, nel nostro territorio?! Ma come è possibile? Non me l’aspettavo!”.

Pesci piccoli

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Quando cresci per strada e il comune non ti ascolta, la scuola non ti insegna che ci sono altri modi di vivere, altri tipi di scelte, e la famiglia è assente, ciò che conta sei tu, guadagnarti il rispetto, e quanto è necessario essere sempre più forte degli altri. E cresci con la convinzione che tu puoi avere il mondo, che è già tutto nelle tue mani, che niente e nessuno merita più rispetto di te.