Morto un papa se ne fa un altro

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C’è chi sostiene che il papa deve essere palermitano, e che perciò u zzu Matteo non potrà mai ricoprire il ruolo di capo dei capi. C’è chi invece sostiene che, essendo stato protagonista di una serie di stragi, omicidi ed altro verificatisi nella sfera palermitana o in quella nazionale, con la collaborazione della banda dei corleonesi, Matteo può, a pieno titolo ricoprire il ruolo di superpadrino, a Palermo è di casa.

A Palermo il Centro internazionale di fotografia

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A ridosso dell’inaugurazione del Centro internazionale di fotografia che si terrà domani, 16 novembre, le parole di Letizia Battaglia riaccendono speranze, gioie e dolori di questa donna a cui la città di Palermo deve molto. Ed è partendo dalla riflessione su come sia possibile tirare fuori ancora la bellezza da questa metropoli che la fotografa premiata in tutto il mondo si anima.

L’amministratore amministrato

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Elio Collova, un amministratore giudiziario con una carriera di tutto rispetto di dottore commercialista, di revisore dei conti, di perito del tribunale sia della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, incaricato di consulenze tecniche e di amministrazioni giudiziarie distribuite tra le procure di Trapani, Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Messina e persino Cuneo.

Il sequestrato Ferdico e il suo amministratore Miserendino

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I finanzieri del Gico e del Gruppo Tutela spesa pubblica del nucleo di polizia tributaria hanno piazzato una microspia nello studio di Miserendino e hanno scoperto l’inghippo, arrestando Ferdico per intestazione fittizia di beni, e contestando a Miserendino l’accusa di favoreggiamento. Sotto arresto anche tre collaboratori: Francesco Montes, aveva preso in affitto il centro commerciale e lo gestiva di fatto, su disposizione dell’amministratore Miserendino, mentre gli altri due, Pietro Felice e Antonino Scrima, agivano per conto di Ferdico, che di fatto continuava a controllare tutta l’attività.

Quale antimafia?

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“Contro l’antimafia”, non può che piacere ai mafiosi, ai quali alcune forme d’antimafia hanno dato fastidio, hanno arrecato danni d’immagine, hanno fatto cambiare modi di pensare che sembravano immutabili, hanno rovinato alleanze politiche e gestione dell’economia, mai messe in discussione in passato. Certamente piacerà a tutta l’altra massa di siciliani spettatori, che, in fondo all’anima sperano che tutto si sistemi e che torni come prima, quando la mafia era onnipotente.

 

I soldi dei mafiosi

L’emergenza abitativa a Palermo, nel 2000, raggiungeva picchi altissimi, mentre non si riusciva nemmeno a fare un elenco dettagliato dei tanti appartamenti sottratti ai mafiosi. “Quello dell’utilizzo sociale delle case confiscate alla mafia fu un percorso molto difficile ma anche esaltante. Si diede vita a un Comitato di associazioni per l’emergenza abitativa, innescando il protagonismo dei senzacasa, ma si impose anche un tavolo permanente in Prefettura. E poi cortei e assemblee nei quartieri roccaforte delle cosche in cui le persone senza un tetto innalzavano cartelli con su scritto ‘Vogliamo le case dei mafiosi’.

Lombardo chi? L’esercito di mercenari del Movimento per l’Autonomia che governa Catania.

Raffaele Lombardo - Assemblea Regionale 25-26 giugno

Le donne e gli uomini che facevano anticamera nella sede dell’MPA pur di avere i favori di Raffaele Lombardo continuano a governare Catania e la Sicilia con ruoli di primo piano, perpetuando un sistema di potere che massacra il territorio e annulla la democrazia. Il Tribunale fa il suo dovere ma è il popolo siciliano che deve ribellarsi per sconfiggere la mafia.

Memoria

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Per noi dei “Siciliani” è un onore pubblicare lo scritto di questo piccolo uomo, di questo povero siciliano come noi. Forse non lo ritroverete nelle conferenze intellettuali, ma quando c’è da rischiare la pelle lui è là.

E parliamo di cose serie

Palermo, photo-credit pixabay

Sono un operaio, scrivere è una fervida passione che nutro da anni, ecco il mio racconto.

Erano le 18.10 quando l’onorevole Corvino arrivò da Roma, all’aeroporto di Palermo Falcone-Borsellino. Ad attenderlo c’era il suo autista Michele Scicchitano… Michele ammirava quell’uomo che dava anima e corpo per la lotta alla mafia … quell’uomo “senza scorta”, com’era etichettato dai media, perché per cavilli burocratici tardava ad arrivare.