L’anno scolastico dei bimbi di Ponticelli

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I fondi, al momento dell’inaugurazione, garantivano un biennio di funzionamento, cioè un ciclo di micro-nido. Poi qualcosa è andato storto. Nonostante la Regione abbia annunciato, lo scorso agosto, la disponibilità di 1.225.000 euro destinati al Comune di Napoli per piani di intervento nel settore della prima infanzia, al rientro a scuola i bambini risultavano regolarmente iscritti nelle graduatorie ma la mancanza dei soldi “in cassa” non ha consentito l’apertura dei nidi.

Contro la Buona Scuola

Anche a Catania studenti in piazza contro la Buona Scuola. Foto Mario Libertini

Ciò che gli studenti napoletani – e i loro coetanei, che riempiono le piazze delle altre città italiane – contestano principalmente è l’introduzione, all’interno degli ultimi tre anni di Istruzione superiore, di periodi di “formazione” obbligatoria all’interno di aziende private ed enti pubblici. Le ore da trascorrere in azienda variano dalle duecento – previste per i licei – alle quattrocento – previste, invece, per gli istituti tecnici.

Scampia in corteo con i rom

foto Mario Spada

Sono passati vent’anni dallo sgombero di via Zuccarini; le amministrazioni comunali sono cambiate, i rom sono parte del territorio, molti di loro sono cittadini italiani; la maggioranza è nata qui, e anche i più scettici tra gli interlocutori accettano ormai il fatto che non si tratti di “nomadi” ma di cittadini che da tempo provano a inserirsi nei circuiti scolastici, lavorativi, dei servizi pubblici, con la fatica di chi parte con molte penalizzazioni e un deficit di diritti umani.

Presidio contro i padroni del porto

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Vincenzo è all’interno del tribunale, davanti al giudice discute del suo licenziamento da Conateco, azienda che nel terminal container del porto di Napoli si occupa principalmente di carico e scarico navi. Vincenzo è un portuale, invalido perché “per il troppo lavoro e le condizioni precarie” ha perso totalmente il senso dell’udito da un orecchio.

Napoli. Dinamiche del Rione Traiano

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Dopo la morte di Davide Bifolco mi sono approcciata ulteriormente al Rione. La cosa ci è scoppiata in faccia, abbiamo avuto bisogno di capire bene per metabolizzare (…). Come Comitato ci è venuto naturale metterci in contatto con la famiglia di Davide, per fargli sentire la nostra vicinanza, stringendo dei legami che poi sono diventati forti.

Napoli – Nati con la “cazzimma”

scivolo di Cyop e Kaf

Il nostro è sempre stato un quartiere particolare, da piccoli eravamo agguerriti, come se fossimo nati già con una cazzimma non indifferente. Quando sei ragazzino frequenti tutti, si cresce insieme, non è che stai a guardare quello di chi è figlio, di chi è nipote… Uno dei miei più cari amici, uno che frequentavo dalla mattina alla sera, a quattordici anni ha preso una strada e  io ne ho presa un’altra. Io sono andato a scuola, ho continuato a studiare, mentre lui ha continuato la strada degli zii, in mezzo alla strada.

Napoli – Je so’ pazzo, tra memoria e speranza

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Nato come convento, poi utilizzato come Ospedale Psichiatrico Giudiziario. Per quasi un secolo ha ospitato internati da ogni parte d’Italia, sofferenti psichici autori di reati, che venivano  dimenticati, come accadde a Vito De Rosa, internato per quaranta anni, fino a quando nel 2003 ottenne la grazia del Presidente della Repubblica.

Case per la Camorra, non per la gente

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Un giorno, per caso, passai per il Rione Traiano. Vidi questo palazzo, fuori tutto costruito, dentro completamente vuoto. Ci guardammo in faccia, eravamo in tre: ok, entriamo. Ed entrammo. Non c’era niente: né le ringhiere, né i pavimenti, niente, era stato gettato solo il cemento. Così cominciammo a costruire, trovammo nelle cantine le finestre e le montammo. Una volta dentro, la voce si sparse e cominciò a venire gente che voleva la casa da noi. Così mettemmo delle regole, cominciammo a controllare i certificati di inagibilità, dovevano entrare solo quelli che avevano perso le case col terremoto.

Per le strade di Bologna

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Giancarlo Siani, un altro “abusivo” della professione in un altro territorio di confine, quello di Torre Annunziata. Uno che diceva troppo su ciò che tutti preferivano tacere. Proponiamo la lettera che la redazione di Diecieventicinque ha pubblicato lo scorso febbraio, per continuare a fare il punto sul giornalismo etico, l’unico che vogliamo continuare a fare.

Napoli – Traiano on the beach

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Per qualche tempo la stampa e l’opinione pubblica si ricordano dell’esistenza di questi enormi ghetti, ne denunciano la massiccia presenza malavitosa, si mostrano indignati per le condizioni di abbandono in cui operano la scuola, le associazioni e tutte le persone che provano a restituire a quei luoghi una dimensione più umana. Ma il quartiere e i suoi problemi passano di moda nel tempo necessario a chiudere la pagina di un giornale, come se quelle vite trovassero senso solo all’interno del racconto predeterminato che del quartiere si intende fare.