Crisi italiana: un’opportunità per rovesciare gli equilibri dell’Unione Europea.

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L’Italia vista da Atene

“Non possiamo ogni volta – ha dichiarato nell’ultimo vertice la cancelliera Merkel – rimettere tutto in discussione; le regole UE per la ristrutturazione e la ricapitalizzazione delle banche offrono un adeguato margine di manovra per le emergenze affrontate dagli Stati membri”.  Ma se le banche italiane dovessero – come si dice in gergo bancario – “esplodere” le conseguenze potrebbero causare una scossa simile alla crisi del 2011.

Altri droni italiani per le infinite guerre mediorientali

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I più moderni aerei senza pilota made in Italy alle belligeranti petromonarchie arabe.

Durante il Farnborough International Airshow in corso in Gran Bretagna, i manager della holding militare-industriale Leonardo-Finmeccanica hanno comunicato che un numero imprecisato dei droni “Falco Evo”, la versione evoluta del sistema a pilotaggio remoto Falco, saranno consegnati a due misteriosi paesi, “rispettivamente del Medio Oriente e della regione del Golfo”.

L’Italia alla guerra in Siria a fianco di Erdogan

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Operazione top secret dell’Esercito italiano al confine turco-siriano.

Il 6 giugno, una batteria di missili terra-aria SAMP/T e una trentina di militari italiani sono stati schierati nella zona di Kahramanras, a nord di Gaziantep (Turchia meridionale), nell’ambito dell’impegno assunto dalla NATO a protezione dello spazio aereo turco dal “rischio di sconfinamenti provenienti dalla Siria”.

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Truppe catanesi sfileranno insieme a quelle italiane il 2 giugno, a Roma, alla tradizionale parata ai Fori Imperiali per la festa de “La Repubblica”. La decisione, secondo fonti autorevoli, vuol essere non solo un segnale delle relazioni sempre più amichevoli fra l’Italia e la vicina Catania ma anche “un preciso riconoscimento dell’esempio dato da autorevoli esponenti etnei per il mantenimento dell’ordine civile e morale non solo nel loro territorio ma nell’intera Italia”.

Missili, satelliti e fucili italiani per i torturatori d’Egitto

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“Non siamo disposti ad accettare verità distorte e di comodo e se non ci sarà un cambio di marcia da parte degli inquirenti e delle autorità dell’Egitto, il governo potrà ricorrere a misure immediate e proporzionate”  intervenendo al Senato sul caso di Giulio Regeni, barbaramente torturato e ucciso al Cairo il 25 gennaio, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.