“E ora parliamo noi”

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“Siamo una ventina di famiglie, con quindici bambini, e occupiamo la Cattedrale…”. Disperazione, rabbia, titolano i giornali. Ma non è così. Con lucidità, ragionando, i senzacasa descrivono i meccanismi e le radici della loro emarginazione. Chi ne è responsabile. E cosa si può fare subito per rendere meno inumana la vita in questa città.

La festa nella piazza dei senza casa

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Striderà la protesta con la festa ma nessuno di coloro che ne prenderà parte, lo farà per sgarbo verso chi da un mese dorme in cattedrale perché senza casa. La piazza sarà piena di preoccupazioni, di precarietà, di miseria, che verrà dimenticata giusto il tempo dello spettacolo e degli auguri.

“Quel giorno che occupammo…”

foto archivio Giovanni Caruso

“Quando siamo arrivati di fronte alla palazzina che doveva essere la nostra nuova casa, provammo ebrezza, tensione e paura, tutto insieme. Non sapevamo come sarebbe finita, ma c’era un motivo per essere lì: volevamo essere aiutati. Qualcuno si sarebbe accorto di noi?”.

Il terremoto infinito a Marigliano

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Tre nuclei possiedono ancora il provvedimento di assegnazione provvisoria dell’’84. Ci sono poi le nuove occupazioni, come quella di Luisa, giovane mamma con due bambini; oppure Adele, poco più di trent’anni, sola con un bimbo, che non ha alternative: “Posso anche finire in mezzo alla strada, ma mio figlio no!”, dice con convinzione.

La Catania che non c’è

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In piazza Santa Maria di Gesù si avvicinano le prime persone, alcuni dei senzatetto catanesi. I volontari, spesso, sono il loro unico punto di riferimento. Riconosco Camillo, un signore anziano con una gamba ingessata e la stampella. Chiacchieriamo con lui mentre sul bordo della fontana sorseggia una cioccolata calda. Arrivano altri due amici, poi un altro ancora.

Invece delle case, pezzi di tavola calda

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I senza case si sono ritrovati venerdì sera davanti al liotru, con striscioni scritti da loro stessi, e tanti cartoni messi a terra come brandine immaginarie, su cui hanno passato la notte. “Enzo Bianco prima di farti votare dimostra quanto vali: rispetta le promesse” c’è scritto su uno, mentre sull’altro troneggia “Abbiamo rispettato le vostre condizioni, ora rispettate le nostre: dateci le case”.

Ti crolla la casa? Fatti tuoi!

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“Nessuna proroga, non vogliono sentire ragioni. Anzi la Campione è stata aggressiva. Dovevamo darvi solo un ricovero per quindici giorni, anzi vi abbiamo dato assai ci ha detto. Non interessa niente a nessuno, come se a noi facesse piacere avere la casa crollata. Per la casa in via Crispi, il magistrato non dà la relazione che ha fatto l’ingegnere strutturista. L’avvocato ha chiamato e dice che gliela daranno la prossima settimana, non sappiamo niente, non sappiamo di quale morte morire”.

I soldi dei mafiosi

L’emergenza abitativa a Palermo, nel 2000, raggiungeva picchi altissimi, mentre non si riusciva nemmeno a fare un elenco dettagliato dei tanti appartamenti sottratti ai mafiosi. “Quello dell’utilizzo sociale delle case confiscate alla mafia fu un percorso molto difficile ma anche esaltante. Si diede vita a un Comitato di associazioni per l’emergenza abitativa, innescando il protagonismo dei senzacasa, ma si impose anche un tavolo permanente in Prefettura. E poi cortei e assemblee nei quartieri roccaforte delle cosche in cui le persone senza un tetto innalzavano cartelli con su scritto ‘Vogliamo le case dei mafiosi’.

SCHEDE – COS’E’ SUCCESSO A ROMA

sgombero roma

Il 24 agosto la polizia arriva all’alba e aziona gli idranti contro le persone ancora infagottate nelle proprie coperte, al primo segno di resistenza le carica fin dentro a stazione Termini. Un funzionario di polizia, ripreso a sua insaputa da una telecamera, incita i suoi uomini: “Devono sparire peggio per loro, se tirano qualcosa spaccategli un braccio”.