9 settembre, due storie per due stagioni di terrorismo

9 settembre 1966, la strage di Malga Sasso, guerra in Alto Adige

C’è una guerra non dichiarata che si combatte in Alto Adige almeno dalla notte dei fuochi del 1961. È una guerra centellinata, fatta di attentati diffusi, di cariche che esplodono senza alcun preavviso alcuno. Come accade nella tarda mattinata del 9 settembre 1966 a Malga Sasso, quella che si trova non lontano dal Brennero e che viene chiamata Steinalm dalla popolazione locale di lingua tedesca. Quel giorno, infatti, a essere presa di mira dai separatisti sudtirolesi è una caserma della guardia di finanza. Lì dentro ci sono tre militari, Franco Petrucci, Franco Petrucci e Martino Cossu, appena ventenne giunto in quel lembo estremo d’Italia dalla Gallura.

Non si aspettano che intorno alle 11 e mezza salti per aria un primo ordigno e che, di conseguenza, brillino altre cariche collocate al piano superiore della caserma. Per i tre finanzieri non c’è scampo, la struttura edile crolla loro addosso e diventano così vittime del Comitato di liberazione del sudtirolo, il Befreiungsausschuss Südtirol. In sede processuale le responsabilità di quell’attentato sono attribuite a Alois Larch, Alois Rainer e Richard Kofler e non estraneo alla vicenda sarebbe stato anche Georg Klotz, l’autoproclamatosi “combattente per la libertà del Tirolo meridionale”. Questo per quanto ci sia sempre stato qualcuno che, come in altre vicende terroristiche successive, avrebbe attribuito la strage di Malga Sasso a un evento accidentale.

9 settembre 1980, Francesco Mangiameli

Cristiano Fioravanti pronuncia queste parole il 26 marzo 1986. È in procura a Firenze e ai magistrati che lo ascoltano dice a proposito dei fatti del 9 settembre 1980 e del coinvolgimento di suo fratello Valerio:

Dai discorsi fattimi la mattina capii che avevano deciso di agire non solo nei confronti del Mangiameli ma anche […] di sua moglie e perfino della bambina. Mio fratello Valerio […] diceva che al limite interessava più la bambina dello stesso Mangiameli. Comunque, la mattina le motivazioni delle azioni da compiere contro il Mangiameli erano sempre le solite e cioè la questione dei soldi, la questione della evasione di Concutelli. Fu poi compiuto l’omicidio del Mangiameli e […] sua moglie non venne all’appuntamento. Il giorno dopo rividi Valerio e lui era fermo nel suo proposito di andare in Sicilia per eliminare la moglie e la bambina di Mangiameli e diceva che bisognava agire in fretta prima che venisse scoperto il cadavere di Mangiameli e la donna potesse fuggire. Io non riuscivo a capire questa insistenza nell’agire contro la moglie e la figlia di Mangiameli […] e allora Valerio mi disse che avevano ucciso un politico siciliano in cambio di favori promessi al Mangiameli […]. Poi l’azione contro le due donne non avvenne in quanto il cadavere di Mangiameli fu poco dopo ritrovato.

Francesco Mangiameli, un insegnante e contemporaneamente un estremista di destra che aveva contribuito a fondare il gruppo di Terza Posizione e che era in stretti legami con i Nar (Nuclei armati rivoluzionari), da Palermo è scappato a Perugia. Di lui si è parlato di recente sui giornali quando un militare passato attraverso la stagione del golpismo uscendone senza troppe ammaccature e finito a lavorare per il Sisde, il servizio segreto civile, fa il nome di un tale “Ciccio” in relazione ad attività sul mondo dell’eversione neofascista.

I suoi camerati lo cercano per varie ragioni e allora se ne va altrove, ma alla fine si fa caricare in macchina dai Nar e si fa portare nella pineta di Castelfusano, dove Valerio Fioravanti lo attacca verbalmente e Cristiano estrae una pistola. Poi il suo corpo, zavorrato e con ulteriori ferite per ritardarne il ritrovamento, viene buttato in un lago poco distante. Ma l’occultamento dura poco. E allora si scopre l’omicidio per il quale il movente rimane la sottrazione del denaro per l’evasione del neofascista Pierluigi Concutelli, l’assassino del giudice Vittorio Occorsio, ammazzato nel 1976. Ma nel corso del tempo altri motivi saranno presi in considerazione, come il fatto che Mangiameli potesse essere stato il testimone delle attività in preparazione della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Del resto, rimane quel volantino del gruppo palermitano di Terza Posizione dopo l’omicidio dell’estremista siciliano, in cui si leggeva:

L’ignobile strage di Bologna, che tanto da vicino ricorda […] quelle di Piazza Fontana, di Brescia, di Peteano, del treno Italicus, ha forse fatto la sua 85ª vittima […]? Gli assassini che hanno colpito Francesco, e che hanno cercato di farne scomparire il cadavere, sono stati certo mossi dalla volontà di trascinare a ogni costo Terza posizione nell’inchiesta sulla strage.

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