28 settembre 1978, Ivo Zini, vittima nella violenza nera

Frequantava la sezione romana del Pci dell’Alberone, sull’Appia Nuova, pur essendo tutt’altro che allineato alle posizioni del partito. In tasca aveva da una laurea in scienze politiche, ma i progetti della vita per quella sera erano rimandati al prossimo futuro. Il 28 settembre 1978 Ivo Zini, 24 anni, voleva andare al cinema e così, insieme a due amici un po’ più grandi, Vincenzo De Blasio e Luciano Ludovisi, si era messo davanti alla bacheca dov’era stata esposta L’Unità di quel giorno per consultare la programmazione.

In quel momento arrivò una motoretta, una Vespa, da cui scesero due ragazzi. Avevano il volto travisato e in mano una pistola per uno da cui partirono quattro colpi. L’unico a non essere ferito fu Luciano mentre Vicenzo fu centrato a una gamba e a un polso. Ivo invece si ritrovò un buco in pieno torace e cadde a terra ancora vivo, ma in condizioni disperate. Dopo poco giunse un’ambulanza che lo portò di corsa al pronto soccorso del San Giovanni, ma non ci fu nulla da fare. Ivo morì nel giro di una manciata di minuti dopo il ricovero.

Intanto, di lì a breve, era iniziato il feroce vortice delle rivendicazioni, una delle quali arrivava dagli estremisti di destra dei Nar, i Nuclei armati rivoluzionari. E le indagini arrivarono a individuare un presunto colpevole che poi, in vicende processuali più che alterne, venne assolto in via definitiva. Ma l’estrazione politica di quel delitto era chiara fin da subito e si cercò di sottolinearla organizzando una manifestazione contro la violenza di matrice neofascista.

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