28 ottobre 1970, Candido Ciuni e lo scontro con il boss

Candido Ciuni è un albergatore e il suo albergo si chiama Sicilia, come l’isola in cui vive. Il locale si trova più precisamente a Palermo, in via Maqueda, la stessa che il 21 ottobre 1970, sei giorni prima della morte di Ciuni, finisce inghiottita da un black out di pochi minuti che coinvolge tutta la zona. L’albergatore, che ha 44 anni, quando piomba il buio, è fuori e qualcuno lo aggredisce a colpi di coltello. Credendolo morto, poi lo lascia agonizzante per terra, dove lo trova la moglie Antonina Orlando che chiama l’ambulanza e lo fa portare all’ospedale vicino.

Qui Candido viene sottoposto a un complesso intervento chirurgico e quando l’operazione finisce, per quando in condizioni critiche, la prognosi sull’uomo non è così nefasta, potrebbe farcela. Ma più che la morte, a spaventare l’albergatore, è il fatto che qualcuno ci riprovi. Invano Antonina chiede che la stanza numero 6 dove è ricoverato il marito sia sorvegliata e non c’è nessuno nemmeno la sera inoltrata del 28 ottobre quando sei uomini, vestiti come medici, si presentano al paziente.

Per riuscirsi, devono un po’ forzare la mano all’uscere e a un infermiere di turno, ma alla fine riescono a raggiungere Candido, che diventa stavolta bersaglio di colpi d’arma da fuoco. A volere quel doppio attentato, si affermerà più avanti, è stato un boss di cosa nostra, Giuseppe Di Cristina, deciso a vendicarsi di un litigio avuto con l’albergatore per motivi mai chiariti. Di certo, qualsiasi evento si sia consumato, la vittima si era attirata le ire di un pezzo grossissimo della mafia, componente della “commissione” e legato a importanti giri politici scudocrociati, oltre che in alcuni dei delitti più eccellenti commessi in quegli anni.

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