18 ottobre 2009, Sorin Calin e quell’ultimo giorno in una caserma

Quella del ventiquattrenne romeno Sorin Calin è una storia che richiama quelle di Federico Aldrovandi e Aldo Bianzino. Stavolta siamo a Montecatini Terme e qui, il 18 ottobre 2009, il giovane dell’est finisce per incrociare i carabinieri. Nel suo ultimo giorno di vita Sorin, che ha qualche piccolo precedente, non riga proprio dritto: alza il gomito e poi se la prende con la ex fidanzata, a cui sfila documenti e denaro per poi scappare.

La ragazza, com’è giusto che sia, lo denuncia e lui finisce in mano ai militari. Ciò che accade a questo punto, però, non è giusto né normale. Una volta giunto in caserma, secondo la ricostruzione fornita, inizierebbe con gesti di autolesionismo che portano a conseguenze così marcate da dover chiamare l’ambulanza. Quando l’equipaggio del 118 giunge in caserma, constata lo stato di alterazione di Sorin e procede con dei calmanti. Calmanti che finiscono per far scivolare nel sonno il ragazzo romeno. Un sonno sempre più profondo.

Profondo al punto che il pronto intervento deve essere richiamato: Sorin non si sveglia e in caserma c’è chi inizia a temere il peggio. Quando i sanitari arrivano, constatano la gravità della situazione, tentano una serie di pratiche rianimatorie, ma alla fine devono arrendersi e dichiarare il decesso, che viene attribuito a un mix fatale tra l’alcol che Sorin aveva ingerito e i farmaci che ha assunto in seguito al primo intervento. Può darsi che sia andata davvero così. Ma allora perché non fare menzione delle ecchimosi che il giovane aveva sul corpo? Perché non parlare del fatto che prima di morire potrebbe essere stato malmenato?

La comunità romena di Montecatini Terme non ci sta a derubricare la morte di Sorin Calin a un evento accidentale. Ma come accade in altri casi del genere, a essere imputato è un medico, una donna, che finisce per patteggiare una pena, poi sospesa e conventita in una sanzione economica. Per quella morte, ufficialmente, non ci sono altri responsabili.

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