18 novembre 1994, Carmelo Magli, giustiziato perché agente di polizia penitenziaria

Carmelo Magli era un agente di custodia che prestava servizio presso la casa circondariale di Taranto. Il giorno in cui venne ucciso, il 18 novembre 1994, era appena smontato dal servizio dopo il turno iniziato alle 16 e finito a mezzanotte. Quindi, uscito dal carcere, era salito a bordo della sua auto e aveva imboccato la provinciale verso San Giorgio Jonico. Ma aveva avuto tempo di percorrere poche centinaia di metri, un chilometro al massimo, e qualcuno aveva iniziato a sparare contro il veicolo (sul luogo sarebbero stati trovati dodici bossoli calibro 7.65), che dopo essere stato colpito era finito fuori strada.

A trovare Carmelo, che aveva 24 anni, era sposato e aveva due figli piccoli, era stata poco dopo una pattuglia della stradale. Così era stato dato l’allarme, erano arrivati altri agenti delle forze dell’ordine e con loro era giunto il magistrato di turno. Occorreva infatti capire chi avesse agito e perché. Sul secondo quesito, si andò subito a guardare alla situazione che viveva la polizia penitenziaria della città pugliese. Una situazione ormai oltre l’insostenibile per gli oltre duecenti effettivi al carcere di Taranto.

Inoltrò, denunciò nell’immediato il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe), non era la prima volta che veniva preso di mira uno di loro. Era accaduto poco tempo prima quando l’auto di un agente era saltata per aria. Rispondere alla prima domanda, invece, si dimostrò molto più arduo. E allora ci si concentrò sugli onori da tributare al giovane in divisa, al quale fu intitolato il carcere in cui lavorava. Quindi fu riconosciuto vittima del dovere, espressione applicata a coloro che, nello svolgimento del proprio compito, vengono feriti. O uccisi, come Carmelo Magli.

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