17 settembre 1987, il carabiniere Ilario Cosimo Marziano e quel proiettile alla testa

Con il suo omicidio, la contabilità delle vittime di quel 1987 tocca quota 120. Siamo in Calabria e il 17 settembre la ‘ndrangheta uccide alla periferia di Placanica, dalle parti di Reggio Calabria, un carabiniere di 37 anni, Ilario Cosimo Marziano, che prestava servizio a Cutro, in un’altra provincia, quella di Crotone. Da tre giorni l’uomo è in licenza e così torna al paese portando con sé la moglie e i due figli, che hanno 6 e 12 anni.

Intanto che è lì, si dà da fare con la proprietà di famiglia, dove c’era un prefabbricato usato come casamatta per gli attrezzi. Prima di morire, intorno all’ora di pranzo, infatti, va nel podere dove c’è la vigna dei Marziano e dove si sta preparando tutto quanto necessario per l’imminente vendemmia. Ed è proprio lì che viene ritrovato più tardi, con un unico colpo d’arma da fuoco al capo a indicare che quella è un’esecuzione. Un’esecuzione che Ilario Cosimo Marziano forse non si aspettava, almeno non quel giorno, dato che la sua arma d’ordinanza venne trovata nella Ritmo con cui era giunto al podere, custodita in un contenitore, e sempre sull’auto c’era anche un fucile da caccia.

Ma perché uccidere Ilario Cosimo Marziano? Fin da subito il carabiniere è stato descritto come persona aperta e benvoluta, uno che non aveva segreti chiusi da qualche parte. E convinzione degli inquirenti è stata ben presto che il movente andasse cercato nel lavoro del militare e in eventuali indagini che aveva seguito. Ma difficile andare a individuare l’esatta circostanza, per quanto ancora oggi rimanga l’idea iniziale: Marziano aveva dato fastidio agli uomini d’onore e andava tolto di mezzo prima che diventasse pericoloso.

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