16 ottobre 2005, Francesco Fortugno e la democrazia da commissariare in Calabria

Lo hanno atteso al seggio allestito per le primarie dell’Unione. È il 16 ottobre 2005 e il sicario aspetta Francesco Fortugno, vice presidente del consiglio regionale della Calabria, all’ingresso di palazzo Nieddu, a Locri, in corso Vittorio Emanuele. Anzi, dalla ricostruzione che gli investigatori fanno nell’immediato dell’omicidio, vittima e carnefice in quell’edificio del centro storico cittadino ci entrano insieme. Poi il killer estrae una pistola ed esplode proiettili calibro 9 sotto gli occhi di coloro che si erano fermati a parlare con Fortugno, prima di entrare nel seggio.

Ha 54 anni, il politico della Margherita. Medico specializzato in chirurgia generale, sposato e padre di due figli, quello di Francesco Fortugno è un delitto destinato a lasciare una lungo eco. E che si tratti di un omicidio di ‘ndrangheta è fuori di dubbio fin da subito. Tanto che cinque mesi dopo, nel marzo 2006, arrivano i primi arresti, indirizzati ai presunti esecutori materiali che, secondo gli investigatori, apparterrebberro alle cosche De Stefano e Libri. Poi, in giugno, in galera ci finiscono coloro che vengono ritenuti i mandanti del delitto.

L’iter giudiziario per arrivare a sentenza definitiva è tortuoso e intanto qualcuno ha chiesto che in Calabria sia commissariata la democrazia. È Nino De Masi, che parla a nome di Confindustria Reggio:

Se la realtà è quella di una terra in cui per decenni la criminalità è divenuta (l’alternativa allo Stato), l’antiStato, in cui per tante ragione più o meno criminali lo Stato si è girato dall’altra parte facendo finta di non vedere ed a volte anche delegando ruoli e funzioni. Se la Calabria è la terra che ha generato la più potente organizzazione criminale al mondo. Se la Calabria è la terra in cui dei criminali impongono il pizzo a dei liberi cittadini ed imprenditori affermando questa è “zona mia” di fatto esercitando il diritto di “legiferare” ed imporre sul quel pezzo di territorio vincoli e tasse.

Se la Calabria è quella terra in cui la classe politica è collusa ed è espressione della criminalità quindi di quell’antiStato. Se la Calabria è quella terra in cui l’antiStato svolge funzioni suppletive dello Stato e delle Istituzioni, in materia di Sanità, imponendo nomine e poi provvedendo ai bisogni della gente; in materia di lavoro imponendo l’assunzione di lavoratori a lei compiacenti; in materia di ordine pubblico garantendo, dietro pagamento del pizzo, tranquillità; in materia di sviluppo imponendo che alcune imprese lavorino, organizzando una lista di aziende referenziate da loro, che debbano lavorare a discapito delle altre; e molte altre cose ancora, come ad esempio dirimere controversie e liti in alternativa alle leggi .

Se la Calabria è ciò come fare e cosa fare?

2 pensieri su “16 ottobre 2005, Francesco Fortugno e la democrazia da commissariare in Calabria

  1. Cara Redazione de ” I siciliani giovani”,

    L’omicidio eccellente del Vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, On. Francesco Fortugno, descrive, ogni volta, come gli uomini di un attentato criminale di stampo mafioso abbiano dei moventi superiori alla loro posizione Istituzionale che rivestono.
    Non si può, dunque, parlare di un omicidio solo di ‘Ndrangheta, ma di interessi specifici che l’On. Francesco Fortugno, politico e medico, ricopriva.
    In quanto la posizione di politico si incastra esattamente con quella di medico: posizioni, dunque, che l’On. Francesco Fortugno, rivestiva senza ombra alcuna. Ma, per essere ucciso, al di sopra delle parti non collusive di cui la ‘ndrangheta si preserva di servirsi.
    Una Sanità, quella calabrese, in cui l’On. Francesco Fortugno, non si è piegato ai meri interessi economici di cui la ‘Ndrangheta, e le sue collusioni esterne, guardano per accrescere il loro profitto.
    Uccidere, dunque, il Potente di turno perchè non soddisfa le esigenze della ‘Ndrangheta e dei Suoi manigoldi esterni.
    Infatti, il Governo dell’epoca vista l’eco dell’omicidio invia a Reggio Calabria, il Prefetto della Repubblica,De Sena. Vedasi a tal proposito l’ articolo su “La Stampa” intitolato: ” De Sena superprefetto 23 anni dopo Dalla Chiesa” del 29 Ottobre 2005.
    Anche, il Generale dei Carabinieri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel 1982 sarebbe rimasto – una volta predisposti tutti gli accordi con il Ministro dell’Interno, On. Virginio Rognoni – il tempo necessario per sbrigare l’incarico ufficializzato a Palermo.
    Grazie!…

  2. Cara Redazione de ” I siciliani giovani”,

    Dunque l’omicidio ” eccellente” richiama in sè coperture eccellenti di cui la ‘Ndrangheta si è fatta portavoce – organizzando l’omicidio – e garantendo alle stesse la più sicura garanzia di protezione esterna.
    Sarà, dunque, la/ le Procura della Repubblica competente, che dovrà scardinare questo binomio – ‘Ndrangheta/ protezione esterna -, per decifrare, al meglio, il movente che ha condotto la ‘Ndrangheta ad assumersi l’onere dell’omicidio.
    Allo stesso modo se l’interessamento della ‘Ndrangheta della Regione Calabria è indirizzata nei confronti – paradossalmente parlando – di un ” omicidio eccellente” – come potrebbe essere quello relativo al Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri – non Suo,ma che nel contesto racchiude mandanti esterni che ” parlano” di quell’omicidio eccellente. Ecco, dunque, il compito della Magistratura di far procedere l’indagine Giudiziaria, su quell’ ” omicidio eccellente non Suo”, per raccogliere ulteriori prove su chi ha voluto smascherare i complici esterni coinvolti in quel delitto.
    Grazie!…

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