14 novembre 1982, Calogero Zucchetto, il nemico dei corleonesi

Cinque proiettili sparati alla testa. Muore così, a 27 anni, Calogero Zucchetto, agente di polizia che a Palermo aveva trascorso i suoi ultimi anni a dare la caccia ai boss di cosa nostra. La sua sembra una storia quasi da romanzo. E non tanto per i livelli che riesce a raggiungere, quando contribuisce a ricostruire i tratti della prima di guerra di mafia con il rapporto Greco, ma soprattutto per il modo. Per raccogliere elementi d’indagine, infatti, lavora senza tregua. Tanto che, insieme a Ninni Cassarà, assassinato a propria volta il 6 agosto 1985, ci mette di tasca propria il carburante che consuma per girare in moto i quartieri più a rischio del capoluogo siciliano.

Quando giunge alla squadra mobile, a Calogero, che viene chiamato Lillo, sembra di aver raggiunto il posto in cui vuole stare, la prima linea. E così non si risparmia e riesce a conquistarsi la fiducia di collaboratori di giustizia del calibro di Totuccio Contorno. Arriva poi a individuare il boss di Villabate Salvatore Montalto. Lo fa a inizio 1982, ma deve attendere mesi, fino al 7 novembre, perché l’operazione di polizia a cui partecipa possa portare alla cattura del mafioso.

A quel risultato, a quel successo, Calogero Zucchetto però sopravvive per pochi giorni. La sua sorte infatti è segnata e nella tarda serata del 14 novembre 1982 un commando composto da Mario Prestifilippo e Pino Greco lo attende al di fuori del bar Collica di Palermo, in Via Notarbartolo. Quando il poliziotto ne esce, partono i proiettili, voluti e ordinati dai vertici del clan dei corleonesi. Clan sul quale il lavoro di Calogero, nato a Sutera (Caltanissetta) il 3 febbraio 1955, aveva portato a risultati insperati rispetto ai tempi.

Un pensiero su “14 novembre 1982, Calogero Zucchetto, il nemico dei corleonesi

  1. Mario Prestifilippo cognome molto pesante per me poichè la sorella di mio padre Anna Spera si è sposata con Domenico Prestifilippo dello storico ristorante di Palermo La Ngrasciata . Parenti? Io non lo so ma so che Giovanna Prestifilippo ha sposato Giovanni Filippazzo figlio di Francesco l autista di Salvatore Lima . Francesco è rimasto illeso il 23 marzo del 1992 . Ma io a causa di una frode IMCO condotta a causa della mia ingenuità ( benchè avevo chiesto a mio padre Salvatore Spera se dovessi aiutare questa fantomatica ragazza senza lavoro ) penserò sempre che la mia coscienza è sporca. Perchè ? Giovanni Filippazzo , impiegato all anagrafe ed adesso pensionato , è poi finito in carcere. Quando? Qualche mese dopo che il commissariato di polizia del politeama mi notifica un esposto a mio nome. Come reagisce mio padre a maggio del 1993? telefona a giovanna prestifilippo in filippazzo abitante allora alla guadagna di palermo che gli dice Di a tua figlia di andare al commissariato. Perchè sono furiosa con mio padre? Non avrebbe dovuto fare una controdenuncia? non la fa …. Anzi insieme a mia madre Rita Consiglio mi portano ( non avevo neanche compiuto 22 anni ) a pregare per l armuzza santa di giovannuzzo filipppazzo affinchè esca dal carcere. Io mi chiedo ancora….. ma se giovannnuzzo ha prodotto una carta d identità falsa rimpiazzando la mia ( Giovanna Filippazzo mi aveva chiesto il codice fiscale per organizzare la truffa per la quale ancora oggi dubito che sia stata fatta per agevolare mia cugina maria spera ,PERCHE LA FIRMA L HO VISTA IO ) è andato in carcere per la falsificazione della mia carta di identità o magari per quella sia di Bernardo Provenzano e/o Salvatore Riina o altri latitanti eccellenti? Perdonate lo sfogo…….

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