11 ottobre: Rossetti e Imposimato, falciati dalla criminalità organizzata

11 ottobre 1980, Ciro Rossetti, l’operaio che nulla centrava con la mala

Ciro Rossetti, con la criminalità organizzata, non ci aveva avuto mai a che fare. Era un operaio all’Alfasud di Napoli, uno che viveva del proprio mestiere e che con quello stipendio ci faceva vivere anche la famiglia, della quale facevano parte due bambini ancora piccoli e la moglie Antonietta, 28 anni.

Il giorno in cui fu assassinato, l’11 ottobre 1980, c’era la nazionale di calcio che giocava, c’era la partita Italia-Lussemburgo. E così Ciro, 31 anni, con Antonietta e con i figli era andato a casa di sua madre, Cristina, che abitava fra San Giovanni a Teduccio e Vico Pazzigno. Avrebbe dunque dovuto essere una serata di svago e di relax, non l’ultima della sua vita.

Eppure proprio lì, proprio all’incrocio dove sorgeva l’abitazione di Cristina, a un certo punto si sentirono dei botti. Fuochi d’artificio? Non sembrava e allora Ciro si affacciò alla finestra giusto in tempo per vedere quanto succedeva di sotto, per strada. E per strada, ironia della sorte, c’era un’Alfasud, l’auto che lui contribuiva a produrre, da cui qualcuno – forse tre persone – stava sparando. Uno di quei proiettili prese quindi una via inaspettava colpendo Ciro senza lasciargli scampo.

11 ottobre 1983, Francesco Imposimato e la vendetta contro il fratello giudice

Mancavano poco più di due mesi ai suoi 44 anni. Francesco Imposimato era un sindacalista della Cgil che, al rientro da alcuni anni trascorsi all’estero, era stato assunto alla Face Standard di Maddaloni, provincia di Caserta. Oltre al lavoro, al sindacato e alla famiglia, la sua vita pubblica era completata dalla frequentazione della sede locale del Pci e di un circolo per archeologi amatori. Ma soprattutto, come il fratello, il giudice Ferdinando, era intriso di una profonda cultura legalitaria.

Per questo, quando fu assassinato, l’11 ottobre 1983, si pensò all’inizio a un delitto come quello di Guido Rossa, il sindacalista giustiziato a Genova il 24 gennaio 1979 dalle Brigate Rosse. Ma in realtà era una questione diversa. Non erano terroristi di estrema sinistra quelli che in tre, a bordo di una Fiat Ritmo, spararono contro Francesco, in auto con la moglie e con il cane.

Quell’omicidio era stato voluto dalla criminalità organizzata, non solo dalla camorra. Nonostante la rivendicazione giunta all’Ansa in cui si diceva che “è stato ucciso il fratello del giudice boia”, la pista per trovare mandanti ed esecutori di quel delitto passava per la banda della Magliana, la camorra e per cosa nostra. Tutte insieme, queste organizzazioni, per “punire” sì Ferdinando Imposimato, ma farlo con lo scopo di smetterla con le sue inchieste da giudice istruttore su quegli ambienti.

Tantissimo tempo c’è voluto per giungere a questa conclusione sulla base di prove giudiziarie. Si è dovuto attendere fino all’inizio del nuovo millennio e poi ancora fino alla sentenza del processo Spartacus.

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